Il fucile da tiro al volo è progettato per durare nel tempo, per sparare migliaia di colpi all’anno in diverse condizioni atmosferiche. E, soprattutto, non può mai incepparsi.
Questa è la filosofia con la quale nasce l’anima di un’arma per uso sportivo. Dietro, però, c’è un grande lavoro progettuale e ogni fucile vede la luce partendo da una complessa analisi tecnica.
Nulla è improvvisato a cominciare (sempre) dalla meccanica: una volta che questa è stata definita, l’arma viene creata a livello prototipale per essere quindi testata. Solo successivamente abbiamo l’industrializzazione e la sua produzione in serie.

C’è inoltre un aspetto fondamentale: terminata la creazione della meccanica del fucile, incomincia la fase in cui si deve declinare l’arma ad una specifica disciplina.
Se i fucili si assomigliano per parte meccanica, l’azienda deve prodigarsi a plasmarli, avvicinandoli il più possibile alle esigenze della singola disciplina.
Scatto, estrattore e altre componenti sono simili tra loro; la lunghezza, i pesi, le dimensioni e le strozzature delle canne variano invece molto nella pratica. Senza considerare che ci sono diverse conformazioni del calcio e di bilanciamento.
Insomma ogni prodotto è studiato nel dettaglio.
La parte più delicata? A mio avviso è forse quella del testing: senza feedback corretti c’è il rischio di gettare al vento risorse importanti, con il pericolo che il prodotto non abbia successo.
Con gli amici di Shooting Post parlerò di questo, ma anche del ruolo degli atleti nella progettazione, nella customizzazione del fucile e degli accessori indispensabile per fare la gara perfetta.


Giorgio Guerini
Presidente Caesar Guerini e Fabarm
Presidente dell’azienda CAESAR GUERINI e di FABARM, secondo gruppo in Italia per la produzione di armi sportive e civili.
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