Il tiro a volo è per tutti. Non è importate la struttura fisica, l’altezza, il peso… quel che conta è il controllo mentale e la tecnica che si utilizza. Quanto alla disciplina, si scopre la preferita un po’ a caso.
Io ho provato di tutto, dalle discipline olimpiche alle altre, ma mi accorsi abbastanza velocemente dell’amore per il trap.

Il trap è la pratica che mi ha fin da subito mosso dentro qualcosa. Provavo gioia nel risultato positivo, ma ricevevo altrettanta carica in una serie andata storta: dietro ad un’errore c’è sempre la voglia di migliorarmi.
Sono del resto cresciuto al Trap Concaverde e questa struttura mi ha dato molto. Ho sparato in diversi campi di tiro, ma questo è sicuramente un impianto che offre molto sotto l’aspetto dell’accoglienza. Una palestra di vita.
A proposito di palestra. Sono un tiratore del gruppo sportivo carabinieri e mi alleno almeno 4-5 volte sul campo da tiro e queste sessioni vengono alternate alla preparazione atletica: in palestra, ma anche in bici o con la corsa, seguendo le indicazioni del mio preparatore.
In questa intervista con gli amici di Shooting Post vi parlerò soprattutto del rapporto con i neofiti e darò loro alcuni consigli su cosa dovrebbe fare un tiratore alle prime armi.
Secondo me, infatti, innanzitutto bisogna tenere a mente lo scopo del nostro sport, che è quello di colpire un bersaglio. Questa affermazione implica un rovescio della medaglia: dobbiamo entrare infatti nella mentalità che si può pure sbagliare un tiro, fa parte del gioco.

Ma da dove si dovrebbe partire con la pratica? Sicuramente bisogna cominciare a sparare a piattelli facili, come quelli centrali. Poi, a mano a mano che si acquista tecnica e si apprendono le basi, si può andare a mirare al piattello lanciato con qualche angolazione più complessa… fino ad arrivare a completare una serie.

Luca Miotto
Tiratore
Bresciano, atleta da tempo nell’orbita della nazionale azzurra. Il tiratore in forza al gruppo sportivo dei carabinieri.
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